Arteterapia è per me, oltre che una bellissima, dolcissima magica relazione d’aiuto e il raggiungimento a piccoli delicati passi di consapevolezza.

E’ una reciprocità, dove l’arteterapeuta esprime la sua consapevolezza.

Senza tale coscienza, quadratura, sarebbe, infatti, impossibile il raggiungimento della consapevolezza del paziente, aurora di un nuovo giorno; di un cambiamento.

E la consapevolezza dell’arteterapeuta e di permettersi la possibilità di poterci essere, senza esserci, sostenendone il peso.

Consapevolmente somministrando uguaglianza, con pazienza, restando fedeli e umili, la relazione d’aiuto potrà germogliare donando buoni frutti.

Essere consapevoli, anche che, la sola cultura, il solo sapere non sono esaustivi per una buona semina e un buon raccolto.

Un’immagine esplicativa si trova nel film del regista Ermanno Olmi intitolato “Cento chiodi” in cui il protagonista, un professore di italiano, viene accusato e trattenuto dalla polizia per avere inchiodato, trafitto con i chiodi cento libri al pavimento della storica biblioteca universitaria.

Ma come è possibile?

Il libro non è quell’oggetto tra trattare con ammirazione, rispetto che forgiano il cuore e le coscienze degli uomini?

Come mai il professore li inchioda … Nel film durante il bellissimo quasi monologo, il professore con sorpresa afferma che tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico, come mai dice questo? Perché questo maestro, si rende contro della sua mancanza.

Ha mancato nella capacità di relazionarsi con il mondo degli allievi, con il loro intimo sentire.

E’ mancata insomma la dinamica affettiva, l’umanizzazione del pensiero, del logos interiore (λόγος), del cuore, il kairos (καιρός).

Professori, maestri che non sanno entrare in relazione, in empatia, non sanno educare, aiutare.

Non basta la cultura è necessario che vi sia la cultura del cuore per poter mettere in pratica quello che nella mente cresce e poi nel cuore germoglia.

Qualsiasi libro imparato a memoria e poi spiegato, o applicato non genera niente, resterà lettera morta, saranno libri sconosciuti da inchiodare, o libri tradotti in relazioni incapaci di aiutare, se non viene “applicato” il cuore.

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Arte è terapia, per semplificare, anche se così non, è l’arte del cuore.

Francesca Nini

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